Credenti per convenienza
0 commenti Published by Louis in Chiesa Cattolica, crocifisso, identita, Italia, laicita, religioneLa scorsa settimana ho seguito, tramite internet, l'evoluzione del putiferio sorto successivamente ad una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sulla questione del crocifisso nelle aule scolastiche.
Sorvolo su quei cittadini che, dall'alto della propria cultura politica e civica, tuonavano nei forum contro questi trombati della politica che vanno a scaldare le poltrone (non comprendendo forse la differenza tra un organo elettivo, come il Parlamento Europeo, ed una Corte).
Sui media, una pletora di credenti dell'ultima ora si e'lanciata in dissertazioni su come questo simbolo sia punto unificante della nostra identita' nazionale, su quanto noi come italiani dobbiamo al cristianesimo (leggesi tra le righe Chiesa Cattolica) nella costituzione della nostra cultura e del nostro modo di essere. A parte l'ovvia e voluta confusione tra il simbolo di una religione e un'istituzione religiosa come la Chiesa Cattolica, che non ha il copyright del Cristianesimo, mi sono chiesto se davvero io come italiano, possa dovere qualcosa a questa religione come elemento fondante della mia identita'. Considerato l'atteggiamento ostile tenuto dallo Stato Pontificio verso i tentativi di unita' dell'Italia nel corso del XIX secolo, non e' forse il contrario? Se fosse dipeso da quello Stato, esisteremmo noi come cittadini di una nazione unitaria? O saremmo ancora divisi in minuscoli Paesi?
Oltre a cio', la cultura dei diritti universali, della liberta' di pensiero, della tolleranza alla base del nostro vivere civile non e' figlia del pensiero liberale e dell'Illuminismo, cui la Chiesa Cattolica si e' opposta con forza per secoli?
Ordunque, di cosa cianciano questi baciapile di convenienza?
Nno sarebbe piu' opportuno affiggere l'immagine del Presidente della Repubblica, o il tricolore, o il primo articolo della Costituzuione nelle aule scolastiche? Non sarebbero questi simboli di un'identita'nazionale a prescindere dal credo religioso o politico?
Avrei piacere di lasciare qui un link ai Dialoghi Platonici, quelli della trasmissione Decameron di D. Luttazzi. Non riesco a trovarli, mi riprometto di reperirli. Nel frattempo, chi ha voglia penso li possa reperire su youtube.
Il gusto del posticcio
0 commenti Published by Louis in architettura, design, Regno Unito, urbanisticaOrmai sono due anni abbondanti che vivo in questo Paese e devo dire di essere contento della vita che pian piano sto costruendo qui; temo che in Italia avrei avuto molte più difficoltà.
Lo ammetto, qui non è tutto rosa e fiori, ma a differenza di altri miei connazionali non me la sentirei di sputare sentenze, negative, su questa nazione, intesa come luoghi e persone. Non credo i britannici abbiano buon gusto (nel cibo, nel vestire, nell'arredamento) né che sappiano realmente divertirsi, visto che da venerdì pomeriggio a domenica lo sport più diffuso è bere alcolici. Tuttavia sono persone gentili, disponibili, dedicate al proprio lavoro, con un'etica ed un senso civico molto più sviluppato di quello degli italiani, in media. Il tempo qui è molto variabile, la pioggia è un evento che può sempre capitare, anche in una giornata radiosa; allo stesso tempo su Londra non incombre quella cappa di grigiore e fumo che appesta Torino in inverno o nelle afose giornate di luglio e se piove non è per più di un giorno di seguito, in genere.
Una cosa mi disturba molto, però, e mi ha toccato in particolare quando ho accompagnato Rosita e Marana, due amiche in visita, per Londra. E' il gusto per il posticcio, per i falsi edifici di pregio, per le ricostruzioni "in stile" di rioni o quartieri per fini puramente commerciali, al limite del disneyano, senza alcun reale interesse per la conservazione. Camminando sulla riva meridionale del Tamigi, in Londra, ci si può imbattere, all'interno dell'amalgama di edifici contemporanei senza anima e gusto, nel ricostruito Globe Theatre, il teatro dei tempi di Shakespeare, o nella conversione di un vecchio magazzino in un edificio per il commercio, dove poco si comprende della struttura e delle funzioni originarie. Oppure non è raro incontrare, in zone come Spitalfields o Brick Lane, vetrine di negozi o ristoranti in uno stile pseudo anni 50, tipo alcuni ambienti del film Le Fabuleaux Destin de Amelie Poulin, con le cornici in legno verniciate in tinte pastello, generalmente tendenti al grigio ed un'ambiente povero-chic, dove il povero sta nell'arredamento e lo chic nei prezzi.
Io mi chiedo. A che pro? Dal momento che poco o nulla è rimasto della città antica, sostituita da edifici via via più alti, in una gara fallica tra architetti in ansia da notorietà, a cosa serve ricostruire o alterare l'esistente in questa maniera? Dopo le brutture dei centri commerciali (la maggior parte direi) in cui le palme di plastica si mescolano alle finte pergole mediterranee ed alla rivisitazione di un'officina meccanica in un negozio di abbigliamento alla moda, tocca alle città?
E' questo che spetterà, prima o poi, anche alle nostre città d'arte, in Italia?
Abruzzo
0 commenti Published by Louis in Abruzzo, disinformazione, malafede, ricostruzioneRecentemente in uno dei forum cui ogni tanto partecipo, su internet, è stata aperta una discussione sull'Abruzzo e la ricostruzione dopo il terremoto.
La questione della ricostruzione è stato uno strumento cui gli esponenti del Governo, primo tra tutti il Presidente del Consiglio, hanno attinto a piene mani per farsi propaganda. Gli organi di informazione, per parte loro, rilanciano le note e le veline governative senza farsi molto scrupolo di verificare che siano corrispondenti alla realtà. Ecco che, quindi, secondo quanto scrive un "forumista" il 19 luglio erano già pronte delle case di nuova costruzione, inaugurate dal bravo Berlusconi e dal suo servizievole Bertolaso. Il tutto, in base al tizio di cui sopra, filmato da non so quale telegiornale della RAI.
Pur avendo poca esperienza nel settore delle costruzioni edili, gli anni passati a studiare ingegneria ed architettura mi hanno insegnato che un edificio non si erige in quattro/sei settimane, a meno che non si tratti di quei moduli prefabbricati che vengono utilizzati in via temporanea... difatti, leggendo i blog di alcuni abruzzesi ed i siti di alcuni organi di informazione indipendenti apprendo che sinora poco o nulla è stato fatto per consentire agli sfollati di avere presto un tetto sopra la testa, se non l'assegnazione dei lavori per l'edificazione di moduli provvisiori in legno. Peraltro non ancora pronti... Tralascio le polemiche sul mancato confronto di Bertolaso con i cittadini e gli enti locali.
Mi chiedo, dunque, con quale faccia certe persone, se vogliamo chiamarle così, sfruttano le disgrazie altrui per costruirsi un'immagine di politici competenti ed efficienti. Quale sia la dignità di chi disprezza il prossimo suo, offrendo il ridicolo spettacolo di un'informazione "ufficiale" che volutamente altera la realtà dei fatti. Per i cittadini di L'Aquila e dintorni è uno doppio schiaffo, la beffa dopo il danno.
Ivan Della Mea su ilManifesto
0 commenti Published by Louis in anni di piombo, Fascismo, Ivan Della Mea, strategia della tensioneOggi ho letto un articolo di Ivan Della Mea sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia (1974), mi è piaciuto, ho trovato interessante l'analisi che propone di quell'avvenimento e di tutto il periodo degli Anni di Piombo.
Una chiara e definitiva verità, giuridica e politica, non è mai emersa; questo fa sì che oggi ci siano persone, guarda caso per lo più di Destra, che ci invitano a porre quegli anni alle spalle e gettano dubbi sulla reale matrice di quella stagione, negando addirittura la possibilità di un disegno unico dietro le varie bombe. Proprio per evitare che questo revisionismo, come quello attuato per cercare di dare una facciata rispettabile al Fascismo, prenda il sopravvento e cancelli la memoria, desidero copiare quell'articolo, a futura memoria.
Le bombe che scoppiano ogni giorno
Ventotto maggio 1974. Brescia, Piazza della Loggia. Comizio sindacale, parla, se ricordo bene, Franco Castrezzati sindacalista della Cisl. Ore 10, 12. Scoppia la bomba piazzata in un cestino in fondo alla piazza: 8 morti, un centinaio di feriti. Tutti gli anni i compagni di Brescia mi vogliono nella ricorrenza. Tutti gli anni devo cantare «Ringhera» una ballata che ricorda l'evento. Lo farò anche quest'anno.
Epperò, da tempo, un pensiero m'intriga. Davvero la bomba è scoppiata in quel giorno a quell'ora. Sì e anche no: non è vero. E non è questione che riguardi la miseria mascalzona di una giustizia mai fatta e forse mai voluta fare.
Per me, dentro di me, quella bomba come tutte le bombe da Piazza Fontana in poi, fino all'Italicus, fino alla stazione di Bologna, continuano a scoppiare, scoppiano sempre, ogni giorno: non sono una memoria storica, no, sono una presenza viva.
E mi sta bene che sia così: le memorie ancorché storiche prendono via via la patina del tempo, si smussano, piano piano rientrano nella banda di compatibilità senza più punte verso l'alto e verso il basso: fanno la linea grigia dell'assuefazione che apre la via della rimozione.
No, non rimuovo, non dobbiamo rimuovere; non c'è contabilità a pareggio tra brigatismo rosso e terrorismo nero per la stessa fermissima ragione per la quale non può esserci, signor Presidente, pari e patta, cunetta e dosso, tra i morti partigiani e i morti repubblichini fascisti.
La bomba di Brescia, di quella sto parlando come segno di tutte le bombe stragiste, deve continuare a scoppiare dentro di noi per imporci di ragionare sull'eversione di destra, sulla progressiva vanificazione di tutte le conquiste dei lavoratori, sull'azzeramento dello Statuto stesso dei lavoratori, sull'inizio di quel processo di omologazione che Pier Paolo Pasolini (1974, stesso anno) definì demofascismo e che non si è fermato nonostante le vittorie delle grandi battaglie sociali: divorzio e aborto; è andato avanti fino a esaltarsi e ad avanzare con progressione geometrica dopo il mancato sorpasso del Pci (1976), fino a diventare il democlericofascismo che oggi si vive.
E la bomba infame e tutte le bombe ancora mi scoppiano dentro vedendo la disunità microcosmica dei partiti della sinistra, la loro incapacità di opposizione dura, costante, l'assenza di un progetto politico e culturale capace di promuovere la solidarietà, la fratellanza, l'ascolto, la tolleranza nei confronti di tutte e dico tutte, le diversità.
Davvero non se ne può più e in giro c'è molta sofferenza umana e altrettanta insofferenza politica: perché io so che i precari non ne possono più e che anche i pensionati cominciano a incazzarsi di brutto e sarà anche bellissimo, e lo è, che l'80 per cento di italiani siano proprietari di casa (non so quanti con mutui), ma avere la casa e anche un tavolo con le sedie e anche i piatti e la miseria siccome primo e secondo e frutta non fa bello, proprio no.
Anche per queste ragioni quella bomba continua a scoppiarmi dentro poiché l'unica democrazia per me concepibile è quella che si pone il compito di liberare l'uomo dal bisogno e financo dal bisogno del bisogno e, dunque, il 28 maggio tornerò in Piazza della Loggia per cantare contro quella bomba del 1974 che è gemella della bomba che ho dentro nel 2009, ma concluderò riproponendo la lotta amata con le «scarpe rotte» e con la coscienza che «bisogna andar».
1 maggio
0 commenti Published by Louis in Primo MaggioQuest'anno ho festeggiato la Festa dei Lavoratori in Italia, a Torino. Direi, innanzitutto, che quest'anno ho festeggiato il 1 maggio. Perchè nel Regno Unito si lavora come un qualsiasi altro giorno del mese; in Londra si tiene una manifestazione che vede partecipare movimenti e partiti di Sinistra oltre ad alcune organizzazioni sindacali ma, considerate le dimensioni della metropoli, è un evento di scarso rilievo, per lo meno se raffrontate con alcune realtà del Continente.
Paola, Letizia ed altre persone che ho incontrato al corteo mi hanno fatto notare come la partecipazione e la passione fossero minori rispetto ad alcuni anni fa, prima della terza vittoria della Destra. Tuttavia, raffrontando la situazione torinese con quella londinese, direi che una manifestazione popolare di venti o trentamila persone in una città di meno di un milione di abitanti è degna di nota e tutt'altro che piccola. Certamente sono lontani i tempi, mai vissuti da me, delle folle piene di rabbia e speranza degli anni Settanta, molte persone che appartengono alla classe lavoratrice e/o si riconosce nei principi e nei valori socialisti disertano la manifestazione, preferendo sfruttare il fine settimana lungo per una breve vacanza o per trascorrere del tempo con la famiglia. Purtroppo si predilige l'aspetto Privato, il proprio piccolo nucleo, come se il Pubblico, volenti o nolenti, non influenzasse la nostra vita quotidiana... e i partiti di Sinistra non aiutano i cittadini ad assumere questa consapevolezza.
Spero solo che l'Italia non divenga come il Regno Unito: omologata.
Eureka!
0 commenti Published by Louis in Bologna, Guccini, telefoniaAprendo il blog ho letto l'ultimo messaggio lasciato da me alcune settimane fa e, neanche a dirlo, mi appresto oggi a scrivere il presente messaggio nel primo giorno in cui abbiamo la linea in casa. Dopo oltre sessanta giorni...! Alla faccia della tecnologia avanzata!
Ora finalmente non devo dipendere da altri per l'accesso alla rete. Da quello che Daniel mi racconta, in Brasile se la compagnia telefonica non è in grado di fornire il servizio entro sette giorni dalla richiesta del cliente, l'autorità garante dei consumatori sanziona la compagnia. Sembra fantascienza...
Un paio di giorni fa Daniel è entrato nella sala canticchiando "La locomotiva" di Guccini, cogliendomi di sopresa, perché non pensavo a lui piacesse questo cantautore e di rado ascoltiamo brani di cantautori italiani in casa. Mi ha fatto piacere, mi ha toccato nel mio intimo, soprattutto perché Dan ritiene il testo sia molto bello.
Tutto ciò mi ha portato alla mente il racconto che qualcuno, forse Cecio, mi aveva fatto anni fa, secondo cui era possibile, almeno in passato, incotrare Guccini cantando nelle cantine e nelle osterie bolognesi con altri avventori. Di Bologna ho sempre avuto un'immagine che, nella realtà delle mie visite, è stata contraddetta: una città dove la creatività degli studenti e la passione politica di molti suoi cittadini si univano per dare vita un contesto vivace, ricco culturalmente, ma allo stesso tempo semplice, popolare. Sinceramente all'atto pratico questa immagine è svanita, particolamente durante la mia prima visita, una dozzina di anni fa, con Steve. Ricordo l'aria da città "pulita", borghese, "milanese" come commentammo allora tra noi, mentre passavamo di fronte ad un gruppo di adolescenti ben vestiti fuori da un ristorante fast food. E a quel tempo Guazzaloca non era stato ancora eletto, la Sinistra locale e nazionale non avevano ricevuto quella forte batosta che li colse un giorno di giugno del '99... Mi sono sempre chiesto se avessimo avuto un'impressione errata durante quella nostra gita di un giorno, o se fosse errata la mia fantasia sulla città.
Quel giorno ritornai a Torino con l'idea di vivere in un città speciale, che ancora non aveva subito quella normalizzazione di locali alla moda, tutti uguali tra loro, di false antiche vinerie, di eventi culturali da prima serata su una rete televisiva, con grandi nomi e poca creatività. Per un po' saremmo stati salvi.
L'era della comunicazione
0 commenti Published by Louis inDa almeno una decina di anni siamo bombardati da messaggi su come sia facile comunicare oggi, su come questa sia l'epoca della comunicazione. Non lo metto in dubbio, ma quanti hanno poi veramente accesso a questa comunicazione? Dal momento in cui tutto e' profitto, tolta l'aria che respiriamo (per il momento), l'accesso alla comunicazione e' vincolata alla disponibilita' economica delle persone... quindi, non sono tutte ciance quelle sull'era della comunicazione?
Questa breve ed incazzosa riflessione mi e' sorta dopo un travaso di bile con la compagnia telefonica ex statale del Regno Unito. Come in Italia questa compagnia e' rimasta proprietaria della rete, costruita con denaro pubblico a suo tempo ed ora messa a disposizione di uno solo dei competitori del mercato. Alla faccia della concorrenza.
Nel nuovo appartamento non c'e' la linea, per cui abbiamo richiesto l'allacciamento. ci vogliono almeno due settimane dalla richiesta, piu' 120 sterline per il servizio, nonostante ci siano gia' i cavi. Dopo di che si scopre che il palazzo e' scollegato dalla rete principale... ma non e' interesse loro che il palazzo sia collegato cosi' possono avere piu' clienti? Vai a capire... Oltre a cio' ci e' stato detto hce per un anno dobbiamo tenerci il contratto con la compagnia proprietaria della rete; quindi, che faccia schifo o meno, dobbiamo tenerci il servizio per almeno un anno, foraggiando la compagnia che utilizza una rete presa dallo Stato.
Nno fa girare le palle???!!!
Sta di fatto che utilizzo il tempo dopo il lavoro per scrivere dal pc del mio ufficio... viva l'era della comunicazione!
Saluti a tutti.
la madre dei cretini...
0 commenti Published by Louis inVenerdì sera Dan ed io eravamo in casa ad impigrirci con la tv accesa.
Dopo la nostra sit com è iniziato, inaspettatamente, il nuovo programma di Paris Hilton... aaaaaaaarh! ma che diamine avrà da dire quella dolce e decerebrata ragazza?!!! Come ci si aspetterebbe, nulla.
Secondo la finzione del programma, ha deciso di cercare la migliore amica in Gran Bretagna e quindi ha selezionato una decina di mentecatti tra alcune centinaia di aspiranti... uno più deficiente dell'altro, presi da sé stessi, con la faccia di tola di negare che l'unico loro interesse sia diventare famosi o diventare amici di una persona famosa, nella speranza di arricchirsi...
Per un'oretta un continuo susseguirsi di cellulari diamantati, appartamenti osceni, auto enormi e tanta idiozia. Come si può concepire un programma così? A maggior ragione con tante persone senza un impiego? Non è un insulto all'intelligenza ed alla povertà? Come si può elevare a modello una cretina per il semplice fatto che sa fare bene i p.....i? uhm uhm... beh qualcuno ha fatto ben di peggio, ha dato ad un personaggio simile un ministero...
Comunque, il mondo che la TV britannica mostra sembra privo di persone povere o con altre aspirazioni nella vita che non siano comprare un appartamento a Dubai, sottoporsi a chirurgia plastica o sfondare come cantante... datemi una lametta che mi taglio le vene!
Punti di vista
0 commenti Published by Louis in conflitto, partito democratico, politicaRecentemente sono stato in Torino per vacanza. Come sempre accade mi incontro con gli amici ed i parenti e, tra loro, ci sono Marco, Paola, Rudy, Serena (Alberto,Daniele, Paolo, Nunzia... mancate sempre! :-( ) con cui ho condiviso uno splendido percorso politico, a livello partitico ed associativo.
Conversando di fronte ad un buon vino friulano (spero di non sbagliarmi) siamo capitati su una mia posizione in merito alla scelta di Marco di aderire al PD, pubblicata sul forum.
Tralasciando i toni melodrammatici del mio testo, vorrei riflettere sul contenuto.
Ad un certo punto la nostra esperienza di Giovani dell'Unione e' venuta smorzandosi, per la delusione di alcuni di fronte all'atteggiamento dei partiti, per la scelta di dedicarsi al proprio partito per altri. Ciononostante lo spirito e gli obiettivi sono rimasti forti in molti di noi, come testimoniato dalla passione con cui alcuni di noi si sono lanciati nell'esperienza di Solaris.
Nel momento in cui il progetto di un nuovo partito riformista centrista Serena e Rudy, non senza attenta analisi e riflesisone, hanno creduto nel progetto e nel candidato a segretario che questo progetto rappresenta. Anche Marco, successivamente, ha aderito al progetto, entrando nel partito.
Non metto in dubbio che l'idea di una forza politica nuova, o presunta tale, che si propone di dare nuovo slancio alla partecipazione dei cittadini e di svecchiare la politica partitica sia allettante e attragga le forze giovani del Paese. Tolta l'idea, il progetto, nei fatti vedo poco di nuovo nel PD; nella prassi politica e nella dirigenza, una semplice somma dei vecchi apparati, fatto di persone che nella maggior parte della propria vita ha svolto la professione (se tale la vogliamo considerare) di politico.
Questo partito ha abbracciato entusiaticamente l'idea della fine della Storia dopo il 1989, della nascita di una nuova era in cui l'unico contesto e' quello dell'economia di mercato, in cui il conflitto tra classi, tra interessi divergenti non esiste piu'. Un visione, a mio avviso, miope e totalmente scollegata dalla realta', sintomo di un forte distacco dalla realta' di un ceto politico che tende sempre piu' alla casta (privilegiata). Ipocrita ed ingenuo candidare al governo un sopravvissuto di una strage sul lavoro ed alcuni rappresentanti di una classe imprenditoriale che fa pressione per ridurre al minimo le tutele ai lavoratori, tra cui le norme sulla sicurezza. Caso mai il PD avesse vinto le elezioni quale tendenza avrebbe prevalso? La tutela del lavoro e dei lavoratori o l'eliminazione dei cosiddetti lacci e lacciouli a scapito dei milioni di lavoratori (operai, impiegati, creativi...)? Il rafforzamento dello stato sociale, della scuola e sanita' come servizi pubblici universali o la logica della privatizzazione nella convinzione secondo cui il privato funziona meglio (questa grave crisi economica, come nel 1929, nasce proprio dall'eccessiva liberta' fornita all'imprenditoria privata)? L'adeguamento dei salari al costo della vita o la progressiva compressione dei medesimi e precarizzazione del lavoro?
A scanso di equivoci, con questa mia riflessione non intendo effettuare un'apologia di una Sinistra frammentata in vari partiti e che sembra non presentare progetto interessante ed valido di societa', concentrata sulle proprie lotte interne.
calma surreale
0 commenti Published by Louis in futuro, lavoro, quieteSono seduto alla mia scrivania, in un momento di totale assenza di lavoro. Oltre a me solo Gerda, la mia collega che interrompe un lungo silenzio con una telefonata e poi torna quieta...
Sara' il buio che lentamente inizia a scendere sulla citta' (alle 2:30!!!), o la prossimita' del Natale, per cui molti gia' sono in vacanza o la crisi che, senza che me ne accorgessi ha falcidiato i lavoratori di qusta via... quale che sia il motivo, ma oggi la calma e' surreale, mi vien voglia di appisolarmi su una delle poltrone, sotto le lucine intermittenti che abbiamo installato stamani in ufficio... che rilassante...
Ormai sono in questo ufficio da oltre quindici mesi, non molti forse, ma sufficienti da farmi sentire a mio agio in questo pomeriggio sonnolento e pensare al prossimo futuro, al nuovo lavoro. Ancora due giorni e non mettero' piede in questa stanza, forse per sempre. Che effetto strano. Non mi era mai capitato prima, magari perche' sapevo che avrei affrontato un'esperienza a tempo determinato (Brasile) o perche' mi apprestavo a lasciare una situazione scomoda o spiacevole... non so definire se ci sia tristezza, malinconia per il passato o semplicemente timore per il futuro in tutto cio'...
Brividi
0 commenti Published by Louis in dittatura, Italia, scuolaFacciamo l’ipotesi che ci sia al potere un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione. Non vuole fare la marcia su Roma ma vuol istituire una larvata dittatura... Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. Allora il partito dominante comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. E comincia a favorire le scuole private.
Piero Calamandrei. Discorso al III congresso dell’associazione a difesa della scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950. (da Internazionale)
Il tesoro dell'emigrato
0 commenti Published by Louis in alimentazione, cultura, emigrazione, inghilterra, italiani, londraSpesso e volentieri si sentono miei connazionali lamentarsi dell'Inghilterra: chi per il clima, chi per la riservatezza degli autoctoni, chi per il cibo.
Effettivamente raramente qui, in Londra, si superano i 25 gradi e nel corso della medesima giornata si passa da un sole caldo all'acquazzone; più volte nella stessa giornata.
In un anno non ho ancora compreso quale cibo sia tipicamente inglese, in una città ove sono presenti centinaia e centinaia di ristoranti di Paesi differenti: italiani, francesi, spagnoli, brasiliani, polacchi, indiani (del su, del nord...), pachistani, bengalesi, vietnamiti, cinesi, thailandesi, messicani... basta non terminerei più. Una chicca: oggi ho scoperto non lontano da qui un ristorante svedese. !?
Lo scorso inverno vivevo con una ragazza svedese che, alla domanda su quale cibo fosse tipico della sua nazione, mi rispose: panini e patate. Spero il ristorante offra qualcosa in più.
Nonostante sia scoppiata l'estate da almeno un mese, non sono riuscito a trovare festival con grigliate ed i dehors sono più timidi rispetto all'invasione, forse neanche regolamentata, che si può notare in Torino o Roma.
Ciononostante non credo sia corretto, soprattutto per coloro che vivono qui, lamentarsi oltremodo. Difficilmente da noi, fatta forse eccezione per Milano e Roma, si può entrare in contatto con una tale varietà di culture, tradizioni culinarie, abitudini e, dal momento che tutti siamo più o meno di passaggio qui, fare tesoro di tutto ciò non potrà che renderci più ricchi, speciali in qualche modo, una vota rientrati nelle nostre realtà
vergogna di essere italiano
0 commenti Published by Louis in immigrati, italiani, razzismoDi ritorno da un breve soggiorno in Italia, ho avuto modo di riflettere sull'evoluzione della societa' italiana, alla luce dei drammatici eventi dell'ultimo anno.
Condividendo la mia vita con Daniel, cittadino di uno Stato extra-UE, dai tratti somatici evidentemente afro-americani, l'involuzione razzista dell'italiano medio mi tocca.
Tengo i contatti con la madrepatria attraverso i siti dei quotidiani, delle riviste e ascoltando Radio Popolare e troppo spesso leggo o sento di come il razzismo sia entrato nel sangue (sempre che non ci sia stato precedentemente) degli Italiani, che mostrano tutta la propria ignoranza parlando di mussulmani che pregano "con il culo per aria" o di rom tutti ladri e sfruttatori di bambini...
Cio' che mi irrita maggiormente e' il fatto che troppo spesso questa rabbia per la precarieta' della vita odierna e' incanalata verso i piu' deboli, anziche' verso coloro che traggono vantaggio dall'erosione dei diritti di cittadini e lavoratori cosi' come dallo sfruttamento di migliaia di stranieri, che accettano pessime condizioni di lavoro e di vita pur di avere una speranza di migliorare la propria condizione.
Sono contento di esser stato obbligato, dall'ottuso ed ipocrita attaccamento della classe politica italiana e di una massa di percoroni ad un'idea di famiglia tradizionale, a lsciare l'Italia. Ho evitato a Daniel di soffrire quotidiane umilazioni e di vivere in una continua precarieta', dipendendo dal datore di lavoro per poter permanere sul territorio italiano...
Sono estremamente spiaciuto per l'arretratezza in cui il popolo italiano ha deciso di chiudersi, perdendo tempo rispetto ad altri Paesi europei, dove gli standard di vita ed il rispetto della civile convivenza sono palesemente migliori. Mi piange il cuore...
giornata di sole + little advice
0 commenti Published by Louis in Civil partnership, londra, omosessuale, sole, vistoPer il secondo fine settimana consecutivo, qui a Londra godiamo di un sole splendente e di un cielo terso. A differenza della scorsa domenica, oggi la temperatura non è mite, trovandosi più in linea con quanto ci si aspetterebbe da febbraio.
Sto facendo un po' di amicizia con Piotr e Felipe, due ragazzi che vivono con me. In realtà Felipe è qui in vacanza, per trascorrere un po' di tempo con Piotr, con cui ha una relazione da quasi due anni.
Questo fa sentire il mio gattino, Daniel, meno sicuro e un po' più geloso. Mi spiace molto, perché io non faccio altro che pensare al giorno in cui torneremo a vivere insieme; spero che ciò accada presto, prestissimo. Fatico a vedere quali ragioni potrebbero addurre per negarci il visto. Questa volta, a differenza della precedente domanda, abbiamo collocato la parola single nello stato civile di entrambi. Sì... è ridicolo, dal momento che se stiamo chiedendo un visto di "proposed civil partnership" tutto siamo meno che single. Del resto pare che la denominazione di "unmarried partner" si applichi legalmente solo a coloro che convivono stabilmente.
La burocrazia è priva di alcuna logica, no?
To English speaking readers: in case you submitted an application for a proposed Civil Partnership visa, e careful. Even though you think that "unmarried partner" suits your status of someone in love with another one, from a legal point of view this could be interpreted differently and make your application be treated under the wrong paragraph.
un mese di silenzio
0 commenti Published by Louis inNonostante i miei buoni propositi iniziali, ho trascurto per un mese questo mio diario. Lo facevo anche quando alle medie eravamo obbligati a tenerne uno per le vacanze, ma questa volta è stata una mia richiesta...
Un sacco di eventi sono accaduti in questi giorni di silenzio. Tranne nella nostra vicenda consolare. L'avvocatessa ha bisogno di una spintarella quotidiana prima di attivarsi e così, tra una menata e l'altra siamo alle soglie di febbraio. C'è da dire che la signora è anche un po' bugiardella, nonostante io sia un cliente pagante ed esista la deontologia professionale. Ma per quieto vivere taccio.
Chissà che in questi giorni non si dia una mossa...
Io ho molta nostalgia di Daniel. Sono più di tre mesi che non ci vediamo, abbiamo festeggiato i nostri due anni insieme lontani. La cosa mi logora, avrei voglia di prendere a calci in culo un buon numero di persone... è scritto nero su bianco che questo sia un mio diritto, ma poi dobbiamo patire come animali per averlo.. alla faccia del diritto!!!
Intanto la data della civil partnership è fissata, spero che questo serva a dare una scrollatina a tutti. Ogni tanto penso a quel giorno. Ma poi lascio da parte i pensieri, per paura di dovermi disilludere un'altra volta e soffrire maggiormente.
Vedremo... non so se essere ottimista o meno.
A minha lista...
0 commenti Published by Louis inHoje eu me sinto melhor. Os últimos dias foram difíceis. Minha crise de cefaléa tornou tuo um pouco mais difícil. Aqui, num suburbio afastado d São Paulo, as coisas parecem anda ainda mais lentas do que o normal. O que me consola é ouvir o Simone e seus relatos de encontros com familiares e amigos em Torino, Itália.
Fine dell'anno
0 commenti Published by Louis inEcco, il 2007 terminerà tra qualche ora...
Trascorrerò la serata con alcuni dei miei amici: Marco, Paola, Roberta, Cecilia... ma putroppo niente Dan, grazie al consolato ed alla fretta con cui hanno valutato la nostra richiesta a metà novembre...
Dan, che in questi giorni non sta bene, tormentato dall'ansia e dalla cefalea... vorrei potergli stare vicino, perché so per certo che si sentirebbe meglio (dire che io possegga poteri taumaturgici sarebbe eccessivo e ridicolo). Spero che ciò non accada più in futuro, che tutto, dopo questa pausa forzata natalizia, prenda un cammino più rapido e favorevole a noi.
Per il mio 2008 desidero:
- ovviamente poter stare con Dan, regolarmente e serenamente;
- che Dan possa costruire finalmente una carriera lavorativa, che gli restituisca la serenità e l'autostima che finora gli sono venuti meno;
- imboccare una carriera che mi ida soddisfazioni, soprattuto dal punto di vista etico e sociale;
- che i miei genitori la smettano di tormentarsi, sebbene non sia una mia pretesa quella di far accettare loro la mia scelta di vita con Daniel.
Tante sono le storture del mondo, anche viste e toccate con mano. Non saprei quale desiderio poter esprimere senza cadere nella retorica o commettendo un'ingiustizia; sicuramente vivrei meglio sapendo che il continuo sticcilidio di vite umane, per fame, guerra, sfruttamento fosse terminato.
Stasera Torino non avrà il suo spettacolo pirotecnico, il suo concerto in piazza. Purtroppo il sesto operaio della ThyssenKrup è deceduto e la Giunta municipale ha deliberato in solidarietà. Chissà come reagiranno i torinesi, soprattutto i fighetti, i tamarri e tutte quelle teste vuote che non riescono a vedere altro che sé stessi.
Un augurio di un Felice e Migliore 2008 a chi legge.
Ah....! Che BEL Paese....
0 commenti Published by Louis in capitale, lavoro, morte, profitto, sicurezza, societàdiamo i numeri
(a cura di Giusy Arena e Filippo Barone)
SICUREZZA SUL LAVORO
774
Sono stati i morti sul lavoro da gennaio a settembre 2007
34.051
Sono stati gli incidenti sul lavoro nel 2006
Inail
8.450
Sono gli ispettori in Italia per 5 milioni di aziende
30
Sono gli ispettori a Torino per 68 mila aziende (1 ogni 2.266 aziende)
IMPUNITA'
93%
dei condannati in primo grado non va in carcere
Mario Almerighi, magistrato
150 mila
I processi che ogni anno vanno in prescrizione
Ministero Giustizia
INVESTIMENTI SULLA SICUREZZA
832 milioni di euro
E' il volume d’affari del comparto sicurezza nel 2006 (-2,1% rispetto al 2004)
Assosic
QUANTO SONO CRESCIUTI I PROFITTI?
+8,1%
Sono i profitti generati da ciascun dipendente per la propria azienda ogni anno
+0,4%
Il salario di un dipendente ogni anno
+90%
i profitti delle grandi imprese industriali in dieci anni
+5%
I redditi di un dipendente in dieci anni
Ires-Cgil
LA PAGA DI UN OPERAIO
-2.592 euro
E’ il potere di acquisto di un operaio negli ultimi 5 anni
+11.984 euro
E’ il potere di acquisto di un imprenditore negli ultimi 5 anni
Ires-Cgil
3,3 miliardi euro
Sono gli utili della Thyssenkrupp nel 2006 (+27%)
52 miliardi euro
E' il fatturato della Thyssenkrupp nel 2006 (+10%)
Bilanci Thyssenkrupp
Si ringrazia particolarmente l’Ires-Cgil per la collaborazione
“Basta con le lacrime, fine della commozione, adesso è il tempo della rabbia” dicono i compagni degli operai morti nel rogo di Torino.
La politica risponde che le leggi ci sono e bisogna farle rispettare, ma la strage silenziosa continua. E a chi spetta far rispettare le leggi?
Mentre gli autotrasportatori mettono in ginocchio il Paese, Maria Grazia Mazzola ed Elisabetta Santon ci raccontano l’assenza totale di controlli nel mercato alimentare.
Un Paese senza controlli, senza rispetto nei confronti di chi lavora, senza legalità.
Lobotomia collettiva
0 commenti Published by Louis inNegli scorsi due giorni sono stato a Berlino, per la assemblea annuale dell'azienda per cui lavoro e anche per festeggiare l'imminente Natale.
Tra gli ospiti esterni c'era una coppia italiana, di cui lui è stato un nostro cliente. Non essendo mai stati a Berlino, abbiamo consigliato loro alcune possibili mete e, neanche a dirlo, alcune mie colleghe del sede locale hanno suggerito lo shopping in alcune zone.
Ieri noi del gruppo londinese abbiamo trascorso qualche ora del pomeriggio camminando nel centro della città. Uscendo dall'ufficio la domanda è stata se stessimo recandoci a fare acquisti...
Le mie due colleghe Gerda e Monika spesso vanno ad effettuare delle spese il sabato pomeriggio e volendo anche la domenica.
Alcune persone che conosco, quando vengono a Londra si dedicano agli acquisti (diamine... qui è tutto più caro!) .
Insomma! Possibile che nel mondo di oggi l'unica attività nel tempo libero che una persona può svolgere sia lo shopping?
Le folle che riempiono Oxford Street, Potsdamer Platz, Via Roma, Via Dante, Via Condotti di cosa hanno bisogno? Io mi compro vestiti quando servono, libri quando possibile e cibo quasi quotidianamente. Ciò non richiede tutti i sabati della mia vita... neanche se ogni tanto volessi togliermi un desiderio, come un capo di abbigliamento o un dvd...
Il fatto è che ormai il mondo ruota intorno al consumo, unico motore e scopo di una scietà che, ai miei occhi, è vuota. Si è se si consuma e quello che si consuma.
Ciò che mi preoccupa è come questo sia un atteggiamento generalizzato, come molti, insospettabili, siano stati illuminati da questo nuovo verbo.
Come se fossimo vittime di una lobotomia generalizzata...
Al mio Dan
0 commenti Published by Louis inOggi Dan ha iniziato il suo lavoro a Sao Paulo, dal momento che non sappiamo entro quando tutta la questione del visto si risolverà.
Purtroppo in Brasile non è semplice trovare un lavoro qualificato e ben remunerato, così stasera è tornato stanchissimo, con delle ferite... quanto vorrei poter essere al suo lato, poterlo accudire e addormentarmi al suo lato...
Non ho molto di che lamentarmi, ho conoscenza, anche solo tramite i media, di situazioni ben peggiori, di sofferenze più profonde. Ciononostante la rabbia verso un mondo ottuso, che lascia spazio al denaro di innondare intere regioni e devastarle, per poi ritirarsi, ma impedisce alle persone di realizzarsi e di costruire la propria vita, il proprio percorso, è forte.
Sono certo, tuttavia, il nostro rapporto uscirà più maturo e ricco da questa ulteriore fase, seppur dolorosa. Carla afferma che non si può pretendere che i funzionari del consolato tengano conto di fattori soggettivi, emozionali; eppure non hanno a che fare con pacchi postali... dovrebbero (se sono riusciti a sbagliare il tipo di visto non è che si possa definirli in altro modo se non superficiali) analizzare documenti che rappresentano pezzi di vita delle persone, che, messi insieme, costruiscono il mosaico su cui emettere un parere...
Chissà se il tizio che ha firmato la risposta è una persona felice.